17) Nietzsche. Il pathos della distanza.
Per Nietzsche l'umanit  sempre progredita per merito degli
aristocratici, della casta dominate che incarna lo spirito
dionisiaco, dei forti che hanno oppresso i deboli. Appare chiaro
il riferimento ai sofisti Trasimaco e Callicle.
F. Nietzsche, Al di l del bene e del male (vedi manuale pagine
186-191).

 257. Ogni elevazione del tipo uomo  stata, fino a oggi, opera
di una societ aristocratica - e cos continuer sempre a essere:
di una societ, cio, che crede in una lunga scala gerarchica e in
una differenziazione di valore tra uomo e uomo, e che in un certo
senso ha bisogno della schiavit. Senza il pathos della distanza,
cos come nasce dalla incarnata diversit delle classi, dalla
costante ampiezza e altezza di sguardo con cui la casta dominante
considera sudditi e strumenti, nonch dal suo altrettanto costante
esercizio nell'obbedire e nel comandare, nel tenere in basso e a
distanza, senza questo pathos non potrebbe neppure nascere quel
desiderio di un sempre nuovo accrescersi della distanza
all'interno dell'anima stessa, la elaborazione di condizioni
sempre pi elevate, pi rare, pi lontane, pi cariche di
tensione, pi vaste, insomma l'innalzamento appunto del tipo
uomo, l'assiduo autosuperamento dell'uomo, per prendere una
formola morale in un senso sovramorale. Indubbiamente, per quanto
riguarda la storia delle origini di una societ aristocratica (il
presupposto, dunque, di quell'innalzamento del tipo uomo), non
ci si pu abbandonare ad alcuna illusione umanitaria: la verit 
dura. Diciamocelo francamente, come sino a oggi ogni civilt
superiore  cominciata sulla terra! Uomini con un'indole ancora
naturale, barbari in ogni terribile significato della parola,
uomini da preda ancora in possesso di non infrante energie
volitive e bramosie di potenza, si gettarono su razze pi deboli,
pi ben costumate, pi pacifiche, forse dedite al commercio o alla
pastorizia, o su antiche civilt marcescenti, in cui appunto
l'ultima forza vitale fiammeggiava in rutilanti fuochi artificiali
d'intelligenza e di pervertimento. La classe aristocratica  stata
sempre, in principio, la casta barbarica: la sua preponderanza non
stava in primo luogo nella forza fisica, ma in quella psichica, -
erano gli uomini pi interi (la qual cosa, a ogni grado, significa
anche lo stesso che bestia pi intera).
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
venticinquesimo, pagine 334-335.
